Pornografia e sexting nelle relazioni dei Giovani: uno studio europeo

Le nuove tecnologie hanno reso la pornografia sempre più accessibile ai giovani e numerose evidenze hanno ormai individuato una correlazione tra la visualizzazione di materiale pornografico ed un comportamento violento nei giovani.

Un recente articolo pubblicato da Stanley e colleghi riporta i risultati di una vasta indagine condotta su 4.564 giovani di età compresa tra i 14 ei 17 in cinque paesi europei. I dati della ricerca mostrano il rapporto tra una visione costante di video pornografici online con la pratica di violenze, di abusi sessuali e di scambio di immagini o video a sfondo sessuale e messaggi sessualmente espliciti, noto come “sexting”. Il sondaggio dimostra che, sebbene sia una pratica normalizzata e percepita positivamente dalla maggior parte dei giovani, praticando il sexting i ragazzi riproducono i comportamenti sessisti tipici della pornografia come il controllo del partner e l’umiliazione di sé e dell’altro. Tuttavia la diffusione incontrollata di immagini sessualmente esplicite spesso si ritorce contro il ragazzo o la ragazza che la inviano; questi diventano quindi vittime di bullismo da parte dei compagni o di attenzioni da parte di adulti molestatori. Le conseguenze si traducono in bassa autostima, depressione, tentativi di suicidio.

Non è quindi una mera questione morale. Precedenti studi avevano già dimostrato che la fruizione di materiale pornografico riduce la soddisfazione derivante dai rapporti sessuali con il partner, incide sull’affettività e può indurre a dipendenza patologica. Una corretta educazione sessuale rientra dunque in più vasti temi come la costruzione del sé e l’educazione all’affettività.

 

Articolo originale: http://1.usa.gov/1UTWHJp

 

A cura del Dr. Palmitessa Antonello

Psicologo. Psicoterapeuta Dinamico Breve in formazione presso IAF.

Scarso autocontrollo e dipendenza da Facebook

Al giorno d’oggi, Facebook è diventato uno degli strumenti di comunicazione più popolari. Con la sua crescente popolarità, è apparso un nuovo fenomeno collegato ad un utilizzo intensivo, denominata “Facebook intrusion”.
Un recente studio di Király e colleghi, pubblicato su Addictive Behaviors, dimostra che un sistema di auto-controllo disfunzionale e insufficienti risorse di autoregolamentazione sono collegati alla dipendenza da Facebook.
Più in generale, chi è in grado di resistere agli impulsi o alle tentazioni, possiede più auto-disciplina e ha la capacità di non concentrarsi solo sulle emozioni negative ha meno probabilità di sviluppare una “Facebook addiction”.
I risultati ottenuti dalla ricerca saranno sicuramente utili come base per i programmi di prevenzione per le persone a rischio di Facebook dipendenza.
Riportiamo di seguito alcune domande tratte dal questionario BFAS (Bergen Facebook Addiction Scale) da autosomministrarsi per valutare l’entità della dipendenza.
Spendi un sacco di tempo per pensare a Facebook o per immaginare come usarlo?
Senti il bisogno di usare Facebook sempre di più?
Utilizzi Facebook per dimenticare i problemi personali?
Vorresti ridurre l’uso di Facebook ma non ci riesci?
Diventi irrequieto o turbato se non puoi o ti viene negato l’utilizzo di Facebook?
Usare Facebook così tanto ha avuto un impatto negativo sul tuo lavoro/studio?
Se leggendo il questionario precedente sorgono dubbi sul proprio comportamento, il nostro consiglio è contattare un esperto che possa fornire più informazioni e, nel caso, aiutare a trovare soluzioni adeguate.

Articolo originale: http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11126-015-9403-1
Ulteriori fonti: http://www.medicalnewstoday.com/articles/245251.php

A cura del Dr. Antonello Palmitessa.
Psicologo. Psicoterapeuta Dinamico Breve in formazione presso IAF.

Cannabis in adolescenza e deficit nella memoria episodica

La cannabis è la droga più comunemente utilizzata tra gli adolescenti e questo sembra essere la causa di deficit nella memoria episodica, ossia quel tipo di memoria associata ai nostri ricordi autobiografici. Inoltre è stato riscontrato che la cannabis influenza negativamente il volume e la forma dell’ippocampo nei soggetti che in età adolescenziale ne hanno fatto uso. Sulla base di queste ipotesi, il team guidato da Matthew J. Smith, ha realizzato uno studio per confermare quanto sopra esposto.

Fonte: http://goo.gl/jLeyxn

A cura della Dott.ssa Maria Carmen D’Agostino

Psicologa

Laureata in psicologia clinica e della salute

Video Poker e dipendenza

Le macchinette dei video poker, anche se non elargiscono premi in denaro ma in buoni spendibili online, procurano dipendenza e sono illegali.

La sentenza n. 101 del 2016 della Corte di Cassazione non ne consente il pubblico utilizzo senza necessaria autorizzazione proprio perché “il fine di lucro che caratterizza il gioco illecito non deve necessariamente consistere in somme di denaro, essendo sufficiente che si tratti di un guadagno economicamente apprezzabile”. Resta il fatto che, autorizzazione o meno, il poker (reale o virtuale che sia) presenta “la componente ludica e aleatoria propria del gioco d’azzardo” e dunque può procurare dipendenza patologica.

Articolo originale: http://goo.gl/vgp10W
Sentenza n.101/16 http://goo.gl/G5btMp

A cura del Dr. Antonello Palmitessa.
Psicologo. Psicoterapeuta Dinamico Breve in formazione presso IAF.

Workaholism: dipendere dal lavoro

Si può lavorare e pensare continuamente al proprio lavoro tanto da trascurare se stessi e i propri affetti? Wayne Edward Oates, medico e psicologo americano, coniò il termine “workaholism” nel 1971 quando si rese conto di aver proposto al figlio di chiedere un appuntamento alla sua segretaria per incontrarsi.

Con il termine “workaholic” viene indicato chi soffre di una dipendenza comportamentale caratterizzata dalla compulsione per il lavoro e da conflitti interpersonali. Una recente review (ottobre 2015) propone una sintesi della letteratura teorica ed empirica sull’argomento. Presenta inoltre i fattori di rischio individuali e socioculturali e le conseguenze negative del workaholism, ad esempio: problemi di depressione, burnout, salute cagionevole, insoddisfazione, problemi in famiglia e nelle relazioni sociali.
In caso di dubbio sulla propria o altrui dipendenza da lavoro, consigliamo due questionari da autosomministrarsi: il BWAS – Bergen Work Addiction Scale (Andreassen et al., 2012) oppure il WART – Work Addiction Risk Test (Robinson, 1989).

Articolo originale: http://goo.gl/e4SVcA

A cura del Dr. Antonello Palmitessa.
Psicologo. Psicoterapeuta Dinamico Breve in formazione presso IAF.

L’attivita’ fisica potrebbe ridurre la probabilita’ di sviluppare disturbi di alcool

Da un’indagine condotta su 5002 uomini e donne afro-americani è emerso che coloro che svolgono attività fisica hanno minor probabilità di sviluppare un disturbo da alcool. Dalla ricerca si è rilevato che le persone che non si impegnano per niente o occasionalmente in attività fisica, hanno tra l’84 e 88% in più di manifestare un abuso di alcool. Il dottore April Joy Damian, autore dello studio, afferma però che questa ricerca fornisce semplicemente uno spaccato della situazione in un certo momento del tempo, ma non si può dire che impegnarsi in attività fisiche impedisce lo sviluppo di abuso di alcool.

Fonte: http://www.stateofmind.it/2015/11/abuso-alcol-esercizio-fisico/

A cura della Dott.ssa Maria Carmen D’Agostino

Psicologa

Laureata in psicologia clinica e della salute

Per quanto tempo riesci a non toccare il tuo cellulare?

In una candid camera girata recentemente ci si chiede quanto tempo le persone riescono ad astenersi dal prendere in mano il proprio cellulare per controllare chiamate e messaggi.

Il video, realizzato per conto di una nota marca di cellulari a scopo pubblicitario, fa notare quanto “sana” possa essere la relazione con il proprio smartphone. Un attore invita alcuni volontari a sedersi in una cabina isolata e poggiare le mani all’interno di sensori; infine pone tra le loro mani uno smartphone con lo schermo rivolto verso il basso. Chiusa la cabina, vengono inviati messaggi e chiamate al numero della persona sotto test. Dopo una manciata di secondi, tutti i volontari sollevano le mani dai sensori per consultare il cellulare.

Nonostante il video non abbia un intento di ricerca sulle dipendenze da smartphone, la reazione delle persone lascia da pensare. Per quanto tempo ognuno di noi riesce a star lontano dal proprio cellulare?

Video originale http://youtu.be/_qUZai-kGgA

A cura del Dr. Antonello Palmitessa.

Psicologo. Psicoterapeuta Dinamico Breve in formazione presso IAF.

Alterazioni genetiche in seguito ad assunzione di alcool in adolescenza

Disturbi psichiatrici e alterazioni comportamentali possono essere la triste conseguenza dell’assunzione di bevande alcoliche durante l’adolescenza. In questa fase della vita il cervello non ha ancora completato la maturazione cerebrale ragion per cui se viene esposto all’etanolo rischia di subire modifiche chimiche che possono, in un secondo momento, sfociare in disturbi in età adulta. Subhash Pandey, professore di psichiatria presso la University of Illinois at Chicago e collaboratori, hanno studiato tali effetti sui ratti.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25814047

A cura della Dott.ssa Maria Carmen D’Agostino

Psicologa

Laureata in psicologia clinica e della salute

Quanto è diffuso lo shopping compulsivo?

Una meta-analisi in corso di pubblicazione ha raccolto i dati provenienti da 40 ricerche condotte in 16 Paesi con un campione di 32mila volontari sul comportamento da acquisto complusivo. I risultati? Allarmanti.

Generalmente associato ai disturbi del controllo degli impulsi (Schreiber et al., 2011), lo shopping compulsivo è caratterizzato dal ripetersi di episodi nei quali la persona sperimenta un impulso irrefrenabile a fare acquisti che, seppur riconosciuti come inutili o eccessivi, non riescono ad essere evitati o tenuti sotto controllo. Il ripetersi degli episodi di acquisto compulsivo possono portare la persona a conseguenze dannose sul piano psicologico, finanziario, relazionale e lavorativo. Sebbene inserito solo recentemente dall’APA tra i disturbi mentali, ad esserne affetto, secondo lo studio, sarebbe circa il 5% della popolazione. Statistica di per sé preoccupante che sale a percentuali più alte alla variazione di differenti parametri (età, genere, residenza).

Articolo originale: http://goo.gl/gO9ca3

A cura del Dr. Antonello Palmitessa.
Psicologo. Psicoterapeuta Dinamico Breve in formazione presso IAF.

L’uso dello smartphone nella coppia: il Partner Pubbing

Il Partner Phone Snubbing è la tendenza a farsi distrarre dal cellulare mentre si è in compagnia del proprio partner e dimostra come lo smartphone ha un notevole impatto sulle nostre relazioni di coppia ma anche sul nostro benessere psicologico generale. I ricercatori della Baylor University hanno sviluppato una scala per misurare il livello di Pphubbing dimostrando come questa attitudine necessiti di una propria dignità a livello teorico e empirico.

Articolo originale: http://goo.gl/yvEoQ3

A cura della Dott.ssa Melania Rita Difino

Psicologa