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Perchè e come i nostri Comuni e le nostre Province dovrebbero agire seriamente e concretamente per contrastare alcol e droghe

In tutto il mondo l'azione di contrasto all'alcol ed alle droghe sta cambiando. Anzitutto è fortemente cambiato il fenomeno. Il consumo, l'abuso e la dipendenza da fenomeni giovanili e di marginalità sociale, quali sono stati a partire dagli anni 70 del secolo passato, sono divenuti oggi fenomeni estesi che riguardano persone di tutte le età e ceti sociali. Le prime politiche di contrasto hanno riguardato le linee generali di prevenzione e cura del fenomeno ed i servizi che se ne occupano.

Le leggi, di fatto, non puniscono l'uso individuale entro limiti minimi e sostengono soprattutto il principio della dissuasione educativa e delle cure sanitarie e sociali. Nonostante i principi liberali che le animano gli esiti della scelta alcolica o stupefacente, nascosti per molti anni, sono ormai divenuti evidenti, anche per la loro dimensione massiccia, nella frequenza e gravità degli incidenti stradali, sul lavoro, nei drammi di vita familiare ed in tanti altri traumi fisici ed affettivi.

Oggi per essere più efficaci di fronte a tutto questo si sente la necessità di fare in modo che lo Stato non sia il solo ad agire e che in un'ottica di federalismo siano molto più attive anche le istituzioni del territorio come Comuni e Province. Essi hanno competenze diverse dalla cura assegnata alle Asl e la loro azione può cambiare la scena generale del fenomeno e diventare fondamentale se si dotano di azioni efficaci   nel campo educativo, della comunicazione sociale e dell'inclusione.

Comuni e Province possono anzitutto cooperare all'azione educativa delle famiglie ed alle prime cure necessarie   almeno per quei comportamenti socialmente più pericolosi (guida sotto effetto di alcol e sostanze, utilizzo di sostanze in luoghi pubblici ecc). Si è visto di fatti che spesso le famiglie   non ce la fanno da sole a contrastare alcol e droghe se le istituzioni, soprattutto quelle territoriali non le aiutano in modo concreto, anzitutto nella educazione e nella prevenzione. Le ordinanze comunali che si stanno diffondendo in tutto il Paese sul divieto di vendere alcolici a minorenni sotto i 16 anni, oppure oltre certi orari notturni, i controlli tossicologici su strada delle polizie statale e comunali sono un primo positivo segnale del ritorno alla realtà. Alcol e droghe non fanno male soltanto a sé stessi ma sono un pericolo per tutti perché alterano lo stato di coscienza e la lucidità dei comportamenti sociali. Tuttavia perché queste misure siano realmente efficaci occorrono anzitutto due   cose difficili: la coerenza e l'equilibrio amministrativi ed il senso civico. La prima fa si che un divieto serva perchè viene fatto rispettare, e ciò avviene se le polizie statale e comunali agiscono di concerto nei confronti dei cittadini in modo concreto, equilibrato e senza spirito   persecutorio. La seconda fa sì che il barman o il titolare di esercizi che funzionano di notte ed i cittadini siano i primi a far rispettare le ordinanze. Sarà così? Conoscendo le nostre città e l'estrema varietà sociale ed umana del nostro amato Paese mi sembrano cose difficili, ma non impossibili   da ottenere. Tuttavia dobbiamo esserne tutti consapevoli e dotarci di una adeguata dose di tenacia per poter vincere le resistenze spesso onnipresenti ad agire in questa difficile materia.

La consapevolezza e la tenacia possono cambiare la cultura e gli stili di vita ed un esempio concreto e non lontano è costituito dalla norma che impose il divieto di fumare tabacco nei locali pubblici. Essa al suo primo impatto non ebbe vita facile ed incontrò lo scetticismo ed il cinismo di molti, ma oggi è generalmente rispettata ed assicura certamente una migliore qualità della convivenza nei luoghi pubblici . Nel campo degli abusi e delle dipendenze di alcol e droghe però i divieti e le multe non bastano da soli ed è necessario anche l'aiuto solidale e professionale   a chi   si trova in queste trappole della mente   senza sapere come liberarsene. Da questo punto di vista occorre far si che nei piani sociali di zona si punti alla istituzione di centri comunali a basso costo, leggeri   e non stigmatizzanti ai quali possano essere inviati coloro che vengono intercettati in questi controlli ed ai quali possa essere proposta un'azione informativa ed educativa, magari in alternativa o in concomitanza con le sanzioni. Può essere utile   anche che le famiglie possano fare i primi controlli in caso di dubbio ricevendo a richiesta dai comuni i kit di test tossicologici che consentano accertamenti veloci e discreti. Infine serve che esse possano usufruire di consulenze veloci dei Ser.T. e delle Comunità terapeutiche che vengano effettuate in luoghi diversi da quelli frequentati dai tossicodipendenti cronici e che forniscano indicazioni sul da farsi immediato allorché vengono scoperte situazioni di abuso o di primo uso di sostanze. Sarebbe infine opportuno se non necessario prevedere un accordo tra tutti i sindaci di ciascun territorio provinciale. Alcol e droghe, a prescindere da legalità ed illegalità formali, passano velocemente ogni confine ed ogni barriera. Occorre che prevenzione ed educazione abbiano la stessa velocità ed efficacia.

Un patto su poche azioni di contrasto ad alcol e droghe chiare, efficaci, condivise da tutti i comuni di una   provincia ed un   monitoraggio attento di queste azioni e dei loro esiti   non avrebbe grandi costi e consentirebbe una maggior forza d'impatto a tutte le ordinanze comunali in materia.

Questa sarebbe una gran bella notizia per tutti e testimonierebbe di una politica che finalmente si occupa della vita civica e civile e della loro qualità. Noi ci impegneremo a proporre un tale patto a tutte le Province ed i comuni italiani sperando in una loro adesione convinta e solidale. 

Giuseppe Mammana
Presidente Associazione Italiana
per la cura delle Dipendenze patologiche

 
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